L’ultimo film di Nicole Kidman

La famiglia Fang

(The Family Fang) è un film del 2015 diretto da Jason Bateman

 Natura dell’arte ed eredità familiare

La storia, in estrema sintesi, vede protagonisti due generazioni a confronto, genitori e figli, ma anche due concetti differenti di Arte. Padre e (un pò forzatamente) madre sono due performers che hanno dedicato la loro vita a creare azioni artistiche in ambienti reali, ovvero inserire imprevisti di ogni tipo nell’attesa di creare nuove reazioni in chi le assiste o subisce. L’Arte non è qualcosa di prefissato, non è ripetizione, non è un’immagine ferma, l’arte è movimento dell’azione e dell’emozione.

I genitori utilizzano i loro figli fin da bambini nella messa in scena delle loro performances fino a provocare in loro una profonda crisi d’identità, la sensazione di vivere un’eterna finzione e di essere solo pedine del loro gioco. Lentamente si allontanano sia dai loro genitori sia da quel tipo di arte per aderire ad una forma artistica meno estrema, lei diventa un’attrice (con difficoltà) lui uno scrittore in crisi e il padre  demonizza la loro scelta professionale. Ad un certo punto fratello e sorella vengono avvisati che i genitori sono spariti e del ritrovamento della loro auto avente gravi segni di aggressione. Lei è convinta che sia una finzione, lui inizia a pensare al contrario. Annie e Baxter vivono il mestiere scelto dai genitori come qualcosa che li allontana  dal loro ruolo genitoriale, la loro arte così estrema ricalca le forme dell’opposizone giovanile e adolescenziale, di quel momento della crescita dove si è portati a sorvechiare le omologazioni, essi invece sono alla ricerca di quella figura genitoriale “normale” ed equilibrata che non possono avere. Anche per questo cercano di adattarsi (senza riuscirci completamente) alla società “normale” aderendo a forme artistiche riconosciute e apprezzate da tutti, benchè vivano perennemente in uno stato esitenziale borderliner.

Se la regia di Jason Bateman è stata caratterizzata da una notevole delicatezza e sensibilità, quello che veramente mi ha sorpreso di questo artista, conosciuto per lo più per le prove d’attore in commedie (più che) leggere, è stata la bravura recitativa in un ruolo sofferente e fragile. Direi che è per me stata la vera scoperta film.

La trama invece, che è stata definita da molti un mistery  thriller, per quel che mi riguarda procede lenta, mai banale e racconta soprattutto l’interiorità di due figli adulti ancora alle prese con drammi insoluti del loro essere bambini. La loro eredità familiare pesa ancora più che mai sulla loro capacità di divenire maturi e in grado di scelte autonome. Tutt’altro che un thriller, il film si posiziona più nell’ambito intimistico, una ricerca interiore della propria capacità e forza di riscatto.

Non voglio parlare dell’epilogo, per chi non l’avesse ancora visto, certo è che Bateman affronta due temi: i limiti dell’arte e una realtà familiare segnata dal disagio e, anche se il tutto forse  non viene esplorato in maniera completa, è una pellicola interessante, bella e assolutamente da vedere.

Maryann Plunkett meravigliosa, Cristophen Walken una certezza impagabile, Jason Bateman una bella scoperta. Una Nicole Kidman finalmente più simile agli esordi e meno algida del previsto.

Bateman, nelle vesti del figlio, pronuncia alcune battute che possono considerarsi  una chiave per comprendere il finale: “Loro non possono cambiare, puoi cambiare solo tu, se lo vuoi”.

 

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