Un INFERNO di banalità

La pellicola è l’adattamento cinematografico di una delle fatiche di Dan Brown. La trama vede il professore Langdon svegliarsi in un ospedale di Firenze dopo un trauma cranico che gli provoca un’anamnesia riguardo alle precedenti 48 ore. Insieme alla dottoressa che lo ha in cura all’ospedale fugge da un improbabile tentato omicidio e insieme a lei cerca di risolvere l’enigma che lo conduce a riappropriarsi della memoria e che insieme gli potrebbe salvare la vita.

Attratta principalmente dalle varie location storiche che fanno da sfondo a questo film, entro in sala e noto la grande quantità di spettatori che molto poco di frequente trovo. Ron Howard come regista e Tom Hanks come protagonista potrebbero essere due certezze, in fondo l’uno è l’autore di molti film di qualità e il secondo un gande interprete della comicità e del dramma.

Purtroppo mi ritrovo davanti ad una recitazione pessima, dialoghi prevedibili e superficiali, azioni sconnesse, un montaggio che tenta malamente di mantenere un alto ritmo della storia. Il richiamo a Dante Alighieri e le supende immagini di Firenze, Istanbul e Venezia non riescono a salvare questo film che sconsiglio vivamente d’andare a vedere. Ridicola la battuta finale dove il protagonista si paragona a Dante come del resto risulta tutto il film.

Della serie “quando la storia e l’arte, soprattutto se mal trattate, non bastano”.

 

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