Fortunata

Torno al cinema e dopo qualche tempo trovo un film che mi entusiasma, nonostante sia entrata in sala con un pochino di timore dovuto alla necessità di non ritrovarmi davanti ad un altro Non ti muovere, osannato da tutti, ma per me davvero difficile da digerire a causa della crudezza di cui è caratterizzato.

Fortunata è una pellicola che, nella sua drammaticità, non perde i toni sfumati del sorriso e talvolta dell’ironia. Fortunata (Jasmine Trinca) è una giovane donna in procinto di divorzio da un marito violento (Edoardo Pesce) e di cui in qualche modo si sente autolesionisticamnte sopraffare senza realmente  reagire in ogni frangente, pur essendo una donna energica e impavida.

Vive con la figlia in un quartiere difficile di Roma e sbarca il lunario facendo la parrucchiera casa per casa sognando di mettere da parte i soldi per aprire un giorno il proprio negozio.

Entra nella sua vita uno psicoterapeuta (Stefano Accorsi) che il Tribunale dei Minori ha imposto per sostenere la figlia nel delicato periodo del divorzio.

Tra i due nasce subito un’attrazione difficile da domare e trasgredendo ad ogni etica e amore per la bambina i due iniziano una relazione. Comica ma significativa la scena in cui Accorsi rincorre la protagonista e la bacia, mentre il suo paziente li insegue e guarda tutta la scena, quasi ad impersonare la coscienza professionale messa in un angolino ad osservare, curiosa, schifata e giudicante.

L’amore sembra possa risollevare una vita difficile, ma quando l’amico d’infanzia, tossico e bipolare, (Alessandro Borghi) perde di vista la figlia affidatagli per un week end prima e uccide la madre malata d’Alzhaimer poi, tutto crolla nuovamente nella vita ddella protagonista.

Fortunata va in soccorso dell'”amico-fratello” cercando di farlo rilasciare dai carabinieri (come se un omicidio fosse nulla) e spiegando la vita di quel povero ragazzo. Non viene capita da nessuno, tantomeno dal medico che vrimane profondamente colpito dall’irrazionalità della donna.

Scena simbolica del film, all’interno dell’ospedale psichiatrico in cui viene rinchiuso Chicano e nel quale i due amanti rimangono momentanemanete bloccati nel cortile perchè non ritrovano l’uscita, Fortunata si libera e confessa le reali circostanze della morte del padre.

Un finale in cui si risolleva solo la figura femminile di Fortunata che, liberata dal peso dell’infanzia, trova la forza per ribellarsi all’ex marito. Quest’ultimo sia rigettato dalla figlia sia consapevole ormai di non aver più nessun potere psicologico sull’ex moglie, la “lascia libera”.

L’omicidio della madre di Chicano nella sua tragicità è in fondo quel trampolino di lancio che fa riemergere il passato della protagonista liberandola da un dolore e un senso di colpa che la legano inevitabilmente a figure maschili in maniera subordinata. Chicano offre se stesso per la libertà di Fortunata, non a caso è proprio lui che le disegna sulla schiena le ali tatuate, simbolo del volo e della libertà.

In seguito anche il medico, dipendente comunale e quindi anche l’impersonificazione di quelle istituzioni garanti dei diritti dei cittadini, se ne distanzia completamente e accaparrandosi pure l’intera somma di denaro vinta al lotto grazie ai numeri suggeriti da Chicano si rivela un uomo incapace d’amare la donna, anzi ne sfrutta le uniche circostanze positive che le si erano profilate.

Fortunata se ne va a testa alta con sua figlia, non prima d’aver trovato la forza interiore per vivere appieno e le ali della propria libertà.

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